Racconto BreveRosa

Una piccola bambina stupida

Marta Scattolin

Ho provato tante volte a scriverti. Ho tentato questo discorso mille volte nella mia testa, ad alta voce, chiusa nella mia stanza. L’ho scritto su un pezzo di carta strappata e l’ho scarabocchiato sul tovagliolo di una tavola calda. Ogni volta l’ho iniziato con parole diverse, ma nessun inizio mi pareva quello giusto. D’altronde sai già fin troppo bene quello che ti sto per dire. Perché tu c’eri sempre. Perché sei stata l’unica che non mi ha mai abbandonata. Se oggi sono ciò che sono è anche per merito tuo. Ti ricordi i pianti a notte fonda? Gli occhi rossi il mattino dopo, che nascondevo con la scusa dell’allergia? Certo che ricordi. Rammenti benissimo i miei dolori e quella particolare sofferenza che non si può vedere bene, perché solo un cuore rotto riconosce sempre i suoi simili. Il mio non era rotto, certo, ma graffiato, ammaccato, strisciato e sgualcito decisamente sì. Di un cuore così sensibile e delicato bisogna prendersi cura, mi dicevi. Eppure non hai fatto nulla per evitare che si aprissero i tagli: profondi e precisi, definiti e ben marcati sul mio cuore, che nessuno vedeva. Lo sapevamo solo io e te che dentro morivo. Sarebbe una bella storia quella delle lacrime, ci hai mai pensato? Sono così belle, così pulite, nitide e delicate. Non fanno mai rumore loro. Sono i fiocchi di neve degli occhi, almeno così li chiamava mia nonna, perché scendono quando nel cuore fa troppo freddo. Sono un essere piccolo, lo sai, ma ho bisogno di così tanto amore che a volte mi stupisco di essere ancora qui. Eppure, rimanevo attaccata a persone sbagliate, nonostante i pianti e le sofferenze. C’era qualcosa che non mi faceva mollare la presa: rimanevo in mezzo alla tempesta, piegata dai venti impetuosi e dalla pioggia battente. Mi distruggevo, mi piegavo, mi dimenavo per uscirne viva e districarmi da tutto quel furore. Mi sentivo come un vecchio marinaio che non lasciava il mare, pur avendoci perso dentro tante cose care. Lui, la sua barca rattoppata e uno sconfinato oceano; io, il mio cuore stropicciato e un grande amore. Poi è arrivato il peggio. Io ero aggrappata a una fune che, improvvisamente, hanno lasciato andare. Il panico, l’angoscia, una caduta terribilmente rovinosa e nessuno che mi tendesse una mano. Io cercavo la sua, cercavo la mano che aveva mollato il capo opposto della mia fune. Che stupida bambina sono stata, non è vero? Non avrei mai imparato, dicevi. Mille volte errori uguali, mille volte a cercare le mani di chi mi lasciava sola, di chi non mi voleva. Lo facevo per amore, mi dicevo. Amavo così tanto e così forte. Amavo con ogni parte del mio corpo e non sapevo dire basta. Allora mi autodistruggevo, passavo notti a piangere e giorni a fissare il vuoto. Cercavo il suo amore in ogni angolo della mia vita, nei suoi maglioni troppo larghi scordati su una sedia, nel vecchio portachiavi regalato a Natale, nella barchetta di carta fatta con il biglietto del cinema che da anni solcava le onde invisibili del mio piccolo comodino bianco. Rileggevo biglietti usurati e vecchi messaggi e mi domandavo come si potessero cancellare certe cose con poche parole. Non mi davo pace. Lo cercavo. Lo pregavo. Piangevo. Ho toccato il fondo e me lo hai ricordato tante volte tu. Sapevi che ero debole, che non potevo farcela da sola. Mi guardavi con disapprovazione mentre lo chiamavo tra le lacrime, mi sussurravi che meritavo di più, che meritavo di meglio che qualcuno che non mi volesse ma mi teneva, come si fa con un soprammobile a cui ci si è affezionati e non si ha il coraggio di buttare davvero. Come altre volte, poi era tornato e io, da piccola bambina che ancora non aveva imparato, l’ho riaccolto tra le mie braccia che non aspettavano altro. Ero felice, sai. Eppure, qualcosa non andava e penso che fosse per colpa tua. Ero distaccata. Lontana. Mi ero accorta che dopo tutto, non avevo davvero bisogno delle sue carezze. Avevo finalmente notato che le sue mani erano troppo dure per un cuore fragile come il mio. Ciò nonostante, pensavo di amarlo con tutto quel sentimento che prima lui non aveva voluto. Il mio amore grande grande, che il cuore non bastava a contenerlo tutto; che esplodeva nei polmoni, saliva lungo la gola infiammandola e sbocciava dalle labbra in sorrisi di seta, così dolci e così belli. Quell’amore così forte che aveva resistito alle offese, alle recriminazioni, agli addii, alle parole che ferivano mortalmente. Ma tu, ancora una volta, hai cercato di dirmelo. Di farmi capire che ero cambiata. E questa volta avevi ragione. Perché un amore non basta da solo, come non basta una piccola barca per solcare il mare.Non posso ancora dire di essere una persona forte e matura, ma posso dirti che ho imparato ad essere ciò che sono. Ho accettato le mie debolezze e ho capito che si può toccare il fondo perché un cuore grande pesa, pesa tanto quando è colmo d’amore. Non posso vergognarmi di essere stata una bambina stupida e d’aver sperato e creduto in ciò che amavo. Il coraggio di essere forti lo possono trovare tutti, il coraggio di farsi vedere in mille pezzi e ricomporsi da soli lo hanno in pochi. Ed è quello che abbiamo fatto assieme, io e te. Tu che nella mia testa mi spronavi ad essere più forte, ad alzarmi, cuore in mano e testa alta; tu che non hai mai rinchiuso il mio cuore in una gabbia, ma gli hai gentilmente teso le redini per governare il turbinio di passioni che sentivo, anche a costo di sbagliare fino a ridurmi ad un mucchietto d’ossa che piangeva solo all’angolo. Sono tutta cuore, è vero, ma senza te non sarei andata da nessuna parte. Perché una coscienza serve sempre, anche se non la si ascolta mai. Perché, in una piccola stanza della mia testa, continuavi a ricordarmi quanto valessi. Perché eri conscia di ciò che io non volevo ammettere: che sono una persona importante. Che nonostante tutto, posso farcela. Con un cuore grande e stropicciato. Con due occhi profondi che vedono oltre e due mani piccole che sanno stingere forte.

Alla mia coscienza,che ha sempre saputo indicarmi la strada migliore, lasciando libero di sbagliare il mio cuore.

Una piccola bambina stupida.

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2 Comments

  1. Mi è piaciuto molto il tuo racconto. Soprattutto “sono i fiocchi di neve degli occhi”.

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  2. Grazie mille!

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