Racconto Breve

Proprio a lei

Mattia Deidonè

Perché toccava proprio a lei?
Fino a pochi minuti prima stava controllando tranquillamente le fatture, seduta alla sua scrivania, con la mente già rivolta alla serata da passare tassativamente davanti alla tv. Era in programma l’ultima puntata della sua fiction preferita, erano giorni che non vedeva l’ora di gustarsela. E invece l’avrebbe persa.
Aveva risposto al telefono pensando che fosse un altro cliente che volesse prendere appuntamento. Ancora sei giorni e sarebbero andati in ferie, due settimane a Jesolo, come tutti gli anni. Gli habituè ormai lo sapevano, erano sempre le solite ultime due settimane di giugno. E così le richieste di visite aumentavano. Come se in caso di bisogno non ci fossero stati altri dentisti da cui andare durante quelle due settimane… Ma ogni volta che se ne usciva con questo discorso, Gianni la redarguiva. Come faceva a lamentarsi perché avevano troppi clienti?Era più forte di lei. Preferiva avere a che fare con i numeri piuttosto che con le persone, ma ormai da dieci anni lavorava per suo marito e aveva dovuto abituarsi ai visitatori della sala d’attesa. Aveva imparato a tranquillizzare bambini piagnucolanti e ad ascoltare le storie di una vita di pensionati che arrivavano con un’ora di anticipo, tanto per fare quattro chiacchiere con qualcuno. Ecco, non sarebbe potuto essere Gino che chiamava per la quarta volta in quel mese? Finalmente sarebbe stata contenta di ascoltare di nuovo la storia di come aveva perso l’ultimo dente buono che gli era rimasto, da lui soprannominato Il Capitano perché era stato l’ultimo ad abbandonare la nave. Invece no, non era Gino al telefono. Era Roberto, suo cognato. E aveva telefonato per dire che Valeria aveva fatto un incidente ed era morta. La sorella di suo marito era morta. Non era mai stata molto brava con le parole e anche in quel caso non fu all’altezza della situazione. Roberto piangeva disperato e lei non sapeva come comportarsi. Le sembrava di aver capito che era stata colpita in pieno da un bastardo che voleva sorpassare un camion ma aveva calcolato male i tempi. E quando le aveva chiesto quando sarebbero riusciti a raggiungerlo in ospedale, lei aveva risposto che non lo sapeva. D’altronde cosa poteva fare? Mandare via tutti i pazienti per spostare gli appuntamenti a una data indefinita? L’agenda per quegli ultimi sei giorni era ormai tutta piena. Si alzò dalla scrivania e si avvicinò alla finestra. A guardarla c’era un giovane riccioluto sui vent’anni, con lo sguardo preoccupato. Sembrava quasi che avesse sentito tutto. C’era anche una donna sulla quarantina abbastanza in carne, arrivata da poco, che aveva portato il figlio di nove anni per un controllo eccezionale in seguito a un forte dolore a un molare che il ragazzino provava da un paio di giorni. Sembrava sfinita dalle sue chiacchiere senza fine. A proposito di bambini. Le due figlie di Roberto e Valeria erano ancora al Grest. Di solito le passava a prendere la nonna e rimanevano a casa sua finché i genitori non finivano di lavorare. Sarebbe stata lei a dare loro la notizia della tragedia? Pensò per un momento a chi tra lei e la nonna avesse il compito più difficile. Le bimbe erano ancora piccole, frequentavano i primi anni delle elementari, probabilmente non avevano ancora idea di cosa fosse il distacco o del vero significato della parola morte. Ma forse questo avrebbe reso ancora più complicato far loro capire cos’era capitato alla loro mamma. Guardava fuori dalla finestra e vedeva le macchine sfrecciare lungo la strada. Che ne sapevano loro di cos’era successo? Nessuno sapeva. Solo il ragazzo riccioluto, forse. Lo vedeva riflesso nella finestra e la sua espressione diventava sempre più terrorizzata. Eppure la paura del dentista sarebbe dovuta essergli passata da un pezzo. Appena il signor Cordioli sarebbe uscito dalla stanza lei avrebbe dato la notizia a Guido. Ormai non mancava molto, doveva fare una semplice pulizia dei denti ed era dentro già da venti minuti. Forse di più, ormai aveva perso la concezione del tempo. Comunque non avrebbe avuto senso interromperlo, non sarebbero stati quei cinque minuti a cambiare le cose.
Riguardò di nuovo la strada. Non era mai stata grande amica di sua cognata, ma ultimamente avevano iniziato a vedersi in palestra e l’aveva scoperta simpatica. Un po’ troppo caciarona per i suoi gusti, ma piacevole. Avevano anche pensato che lei e Roberto e le bimbe avrebbero potuto raggiungerli a Jesolo gli ultimi due giorni, in modo da passare il weekend insieme. Come una vera famiglia. Senza nemmeno rendersene conto aveva iniziato a piangere. Gli altri non se n’erano accorti, d’altronde lei si conteneva nel pianto quasi come nelle parole. Era scesa qualche lacrima, aveva tirato su col naso un paio di volte… Niente di più. Ma non per questo era un pianto meno sentito. Pensava soprattutto alle bambine, nella sua mente continuavano a scorrere fotogrammi dei loro sorrisi felici quando la mamma le stringeva forte. Poi all’improvviso qualcuno le sfiorò la spalla.
– Anna che succede? Cordioli ti sta aspettando per pagare –
Perché toccava proprio a lei?

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2 Comments

  1. Mi piace tanto il tuo modo di scrivere 😊

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    1. Grazie mille! 🙂

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