Biografico e autobiograficoRacconto Breve

Un Capodanno di fuochi e pioggia

Mattia Deidonè

È il primo gennaio da qualche minuto. I fuochi d’artificio hanno appena iniziato a illuminare il cielo e il loro fracasso m’impietrisce. È come se la realtà si fosse fermata, come quando silenzi il film che stai guardando in tv per ascoltare cosa ti sta dicendo tua madre. Ma anche se togli il volume il film va avanti e così la vita. Il nuovo anno è appena iniziato e sta già avanzando inesorabile, secondo dopo secondo. L’assenza del sonoro mi serve per comunicare con chi non ascolto mai, ancora meno di mia madre: i miei ricordi. Sto cercando di mettere in fila i momenti migliori e peggiori dei dodici mesi trascorsi per capire come dovrò approcciarmi a quelli che stanno per venire. Guardo i miei amici attorno a me e mi sembrano così lontani. Siamo nella piazza del paese a festeggiare, davanti alla chiesa dove sono stato battezzato, cresimato, dove si è sposata mia sorella, dove è stato battezzato suo figlio, dove c’è stato il funerale di nostra zia… Mi sembra più familiare delle persone che stanno occupando il suo sagrato. Stanno sfoggiando un sorriso brillante, e questo mi confonde. Non è un’espressione falsa, sono veramente felici, ma vorrei sapere il perché. In mezzo a questa folla che si sta ancora scambiando gli auguri e sta osservando lo spettacolo pirotecnico con occhi sognanti non vedo più differenza tra estranei e amici, e forse l’unico a essere alieno a tutti loro sono proprio io. Io che sto ricambiando gli auguri come un automa, bofonchiando frasi scialbe e mostrando il mio sorriso peggiore, quello che non si abbina all’espressione degli occhi. Chissà perché sembrano così contenti. Avranno davvero fatto i conti con il loro passato? Adesso con i social network sembra così facile riepilogare i momenti migliori dell’anno trascorso. Ci pensa un software senza anima e cervello a prendere alcune foto che hai pubblicato sul tuo profilo, a metterle in fila e a dire che quelli sono i ricordi migliori dell’anno passato perché sono quelli che sono piaciuti di più ai tuoi followers. Ma se io non avessi postato nulla, non ci sarebbe niente di rilevante da conservare? E soprattutto, perché devo ricordarmi solamente le esperienze positive? Come faccio a fare un bilancio dell’anno se utilizzo solo un braccio della bilancia? Che poi, non so perché devo pensare di essere così speciale. Di sicuro anche gli altri, quelli che stanno ridendo e festeggiando, avranno fatto i miei stessi ragionamenti, ma saranno stati più previdenti e ci avranno pensato prima. Io invece sono stato troppo impegnato col lavoro per dedicarmi a questa attività introspettiva. Ecco, di nuovo il mio essere speciale. Anche loro avranno avuto da lavorare. Se non ho fatto un bilancio prima di adesso è soltanto perché non ho voluto. In realtà, pensandoci, non è successo niente di così eccezionale in questi 365 giorni. Tante novità, ma nessuna che mi scaldi cuore. Ho abbandonato il mio vecchio lavoro, che mi piaceva molto, per un lavoro d’ufficio che mi occupa tutta la giornata e mi ha permesso di affittare un monolocale per conto mio. È stato un cambiamento positivo o negativo? Non saprei, ma forse a trent’anni era anche ora di iniziare a essere responsabili. Sono diventato zio, un ruolo a cui non aspiravo, e adesso dovrò entrare nell’ottica delle idee che non sono più io quello che riceve le mance ogni festività, ma devo essere uno di quelli che le dispensa. Forse il nuovo lavoro servirà anche a questo. Il mio impiego in un fast food non mi lasciava nemmeno i soldi per andare fuori a cena due volte al mese, figurarsi per la busta di Natale a mio nipote.
Finiscono i fuochi e lentamente inizia a piovere. Anche le nuvole erano inibite dal frastuono dei botti di Capodanno e hanno trattenuto la loro pioggia fino alla conclusione dello spettacolo. Le gocce che scendono, una dopo l’altra, sempre più veloci, mi ricordano ancora una volta i secondi di quel nuovo anno, che da poche unità stanno aumentando sempre di più. E la folla che si disperde temendo che l’acqua possa colpire le loro teste mi sembra che stia scappando allo stesso modo dalla convinzione che è tempo di tornare a vivere. È finita la sospensione del nostro mondo dovuta a quel passaggio di anni, di ambizioni e di sogni, e il tempo sotto forma di secondi e di gocce sta ricordando a tutti che fermarsi è impossibile e che è già tempo di rimettersi in corsa. E forse non tutti ne hanno voglia. I miei amici decidono di andare verso le nostre auto, proprio quando qualcuno mi prende la mano. È Sara. Con il suo cappuccio ricoperto di pelo e lo sciarpone che le ricopre il viso, riesco a intravedere a malapena gli occhi. Capisco che sorride e so cosa mi vuole dire e ancora una volta le bastano quegli accenni di lei per trasmettermi la sua bellezza. Si era allontanata dopo la mezzanotte per fare gli auguri ai genitori che si trovavano a qualche metro da noi e la sua assenza ha messo in moto i miei pensieri. Come avevo fatto a non considerare anche lei tra gli avvenimenti dell’anno scorso? D’altronde mi ha solo cambiato la vita, niente di che. Però… Ma sì, dev’essere così: lei non è un ricordo, non posso inserirla nel passato. Lei non è un’esperienza, è parte di me, adesso e in futuro, e non ha senso metterla sulla bilancia degli avvenimenti della vita. Lei per me è come leggere, suonare la chitarra o lavorare a maglia per un’altra persona: un attributo di noi che si può apprendere, ma poi mai più dimenticare. Io ho imparato ad amarla e adesso ce l’ho sempre con me. Con lei vivo in un immenso presente e il tempo ora non m’interessa più. Con la mano abbassa la sciarpa e scopre la bocca.
– Sembri pensieroso. Pronto a iniziare un nuovo anno? – mi chiede, continuando a sorridere.
La pioggia continua a scendere, i secondi a passare, ma io non riesco ad averne paura.

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3 Comments

  1. È un racconto molto bello e dal finale inaspettato. Quando ho letto di Sara nella mia testa riecheggiava una frase di una canzone di De Andrè “Ora il tempo è un signore distratto è un bambino che dorme “. Penso sia una cosa bella.

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    1. Grazie mille Beatrice! E mi fa piacere che sia riuscito a suscitare questo collegamento con della così buona musica 😉

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    2. Anche a me è piaciuto. Il modo di scrivere è molto piacevole, condivido le riflessioni e il finale è inaspettato come ha detto Beatrice (che tiene degli ottimi gusti musicali 😍).

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