Suburbana

Hotel milano

Gianluca Ceccato

Hotel Milano

salvami,

non ricordo la strada di casa,

quella tra gli alberi,

abeti,

vicino alla ferrovia,

alla campagna

ove nuda dormi,

tra le mie braccia

sola con le bestie del grano.

 

Hotel Milano

liberaci,

siamo incatenate

a questa città,

ci tiene,

mantiene,

per scopi più alti dice,

la resurrezione postuma,

la salvezza eterna.

 

Ascolta,

le campane suonano a festa

per la nostra morte,

lo abbiamo fatto assieme

con il cordone,

attaccato alla nostra pancia

in contatto con il centro città,

le braccia sul Piovego,

le mani sulle mense studentesche,

gli occhi sui navigli,

le ginocchia sulle catene.

 

Scrivi,

siamo morte senza vestiti

in corpo

come Dio ci vuole,

bianche tra le nuvole cariche di fulmini,

vergini tra i peccatori,

incolpevoli tra i colpevoli.

 

Hotel Milano

ricorda,

siamo passate da lì,

ci hai viste

ma non puoi dirlo,

ci hai toccate sui tuoi letti,

lavate tra le tue acque,

guarite tra le tue stanze.

 

Liberaci

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