Fotografia

Fotografia e carta: La nascita del fotolibro

Martina Sorci

Quando si parla di fotografia si fa riferimento non solamente all’immagine fotografica, ma ad un percorso che vede la scelta della carta, degli inchiostri, delle dimensioni di un progetto che è quasi mentale e concettuale. Fermo in un istante la realtà, ma non solo. Posso alterarla, modificarla e distorcerla. Posso renderla sfuocata ed evanescente o, semplicemente, lasciarla correre senza troppa fatica. Più di ogni altra arte, la fotografia ha un rapporto indissolubile con la carta. Negli ultimi anni, soprattutto in America, ad un progressivo abbandono dell’esposizione a muro della fotografia si è accompagnato, invece, un incremento, esponenziale, dei libri fotografici.

Il fotolibro è vivere un’esperienza sensoriale, di contatto con il foglio, con il lavoro del fotografo. È esattamente come quando si guarda un film e si viene rapiti dalla sequenza delle immagini e degli eventi. La fotografia ci mette in contatto con noi stessi ed il libro è uno strumento capace di andare al di là dell’esperienza vissuta, al di là dell’impaginazione poiché ha, in maniera più complessa, a che fare con la rappresentazione e la narrazione.

Ma quando nella storia la fotografia e il libro si sono incontrati per la prima volta?

Siamo nel 1833 quando l’inglese William Henry Fox Talbot  (1800–1877) inizia i suoi esperimenti per fissare l’immagine su un foglio di carta anziché su un supporto di rame placcato d’argento (il nuovo metodo sarà chiamato dallo stesso Talbot Calotipo). Il poter stampare su carta rese la fotografia aperta ad un pubblico più vasto e portò proprio alla realizzazione del primo libro fotografico della storia. Talbot realizzò, infatti, The Pencil of Nature pubblicato da Longman, Brown, Green, Longmans fra giugno 1844 e aprile 1846. Questo libro è fondamentale quando si parla di editoria fotografica, ma soprattutto quando si parla di editoria fotografica indipendente (a cui dedicheremo uno spazio molto ampio in questa rubrica) perché non solo il libro è stato realizzato interamente a mano dall’autore preservando sia il concetto di autorialità sia quello di artigianalità, ma perché esso rappresenta il primo libro di fotografia entrato in commercio così da diventare uno spartiacque per la storia della fotografia.

 

Per la prima volta la carta e l’immagine impressa si sono trovate, scoperte e comprese a fondo a dimostrazione di come la nascita della fotografia sia intimamente associata alla forma del libro che rappresenta a tutti gli effetti la prima e più appropriata casa dell’immagine fotografica.

Pensando al fotolibro bisogna assolutamente leggere i tre volumi scritti da M. Parr e G. Badger che raccontano la storia della fotografia attraverso i libri emblematici.

– Parr M., Badger The Photobook: A History, volume I-II-III, Londra:Phaidon

 

La fotografia è l’unico «linguaggio» compreso in ogni parte del mondo e, superando tutte le nazioni e le culture, unisce la famiglia umana.


(Gernsheim H. – creative Photography, 1962-  in Sontag S. 2004: p. 165.)

 

 

Articolo a cura di Martina Sorci, curatrice della rubrica Fotografia

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