Racconto Breve

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Marta Scattolin

Where there is desire, there is gonna be a flame
Where there is a flame, someone’s bound to get burned
But just because it burns, doesn’t mean you’re gonna die
You gotta get up and try.”

Gennaio 2013, è sera e sono seduta per terra, sul grande tappeto del salotto. Gambe incrociate e mani impegnate a risolvere un puzzle enorme, che ormai da troppo tempo occupa il tavolo. Ascolto queste parole con il cuore colmo di speranze e desideri, che chissà come e chissà perché si sono poi esauditi.

Agosto 2018, è sera e la macchina corre veloce. Improvvisamente rimbombano nell’auto, scivolando dalla radio, quelle stesse parole. E penso come sia strano, che proprio quelle parole che mi avevano dato la speranza, mi aiutino adesso, di nuovo, quando mi trovo ad affrontare tutto il contrario, chissà come e chissà perché. Ma intanto le lacrime corrono e non posso fare nulla per fermarle.

Mi lascio prendere un attimo dai ricordi. Mi rivedo ancora ragazzina, con la frangia pesante e lunghi capelli scuri, seduta su quel tappeto. Sento benissimo il cuore gonfio che preme per uscire dal petto, tante sono le aspettative. Ascolto quelle parole e penso che se ci provo, non è detto che mi scotterò anche se la fiamma sarà grande. Cos’ho da perdere se non un tentativo. Guardo il telefono e penso che vorrei vederlo, sentirlo, cercarlo. Spero così tanto. Non ho mai capito se avessi pregato i santi giusti o con un’intensità così marcata da attirare l’attenzione di chi sta più in alto. Se avessi espresso i desideri nel momento propizio o avessi toccato le corde della dea bendata, in qualche modo. Ma, chissà come e perché, quello che avevo tanto sperato alla fine era arrivato davvero.

Una gioia più grande non la potreste immaginare. Fui felice davvero, qualsiasi cosa possano dire gli altri. Perché solo io sapevo davvero.

Cinque anni dopo, la stessa canzone. Cinque anni dopo e tutta quella felicità è sparita come fumo nell’aria. Poche parole, pochi gesti e tutto è finito. Quell’amore così grande rimaneva da solo nelle mie mani e io, da sola, non sapevo che farmene. Sono ancora incredula e penso che sono stata sicuramente ingannata dal cuore e dalla testa. Il cuore troppo sensibile ci è cascato. È caduto come una mela troppo matura sotto le spinte dell’amore. Non avrebbe dovuto, avrebbe dovuto sapere quanto era rischioso. Avrebbe potuto almeno indossare una corazza prima di lanciarsi dal burrone. Ma poi mi domando… avrebbe avuto la stessa intensità lanciarsi con un paracadute? Il cuore non mi stupisce. Ha fatto solo quello per cui è nato. Ha amato sempre, senza riserve e senza inganni. Senza mai mentire, senza tirarsi indietro, senza abbandonare. È puro, è sincero. È fatto così. Ed è l’unica cosa di cui vado davvero fiera. Sfido chiunque ad avere un cuore che sente così tanto, che vede nella carezza di una piuma, la mano di un gigante. Vi sfido davvero a guardare con un cuore così un tramonto e a non pensare a quanta bellezza ci sia dietro a quel miscuglio di aria e colori. La testa, però, lei sì mi ha deluso. Non avrebbe dovuto ingannarmi. Se il cuore era la mia debolezza, la testa era la mia forza. Sono sempre stata convinta di poter capire le cose, magari sforzandomi, ma le capivo, pur non condividendole. Non mi reputavo una fonte di saggezza, ma una persona matura e intelligente sì. Invece, la mia testa, mi ha ingannato. Non ho ancora capito come sia successo, ma ha fatto in modo che vedessi solo quello che il cuore voleva vedere, nascondendo sotto il tappetto lo sporco che mi passava davanti. Mi ha ingannato così a lungo e così profondamene che, ora, non mi posso più fidare di lei. Mi ha presa in giro, mi ha abbandonata quando avevo più bisogno, quando il cuore si era ormai lanciato dal cornicione senza protezione. Mi domando davvero come abbia potuto farmi questo. Ha perso il senno, ha seguito il cuore sapendo che non avrebbe dovuto, che ci avrebbe messe in pericolo. Ed io, da bambina stupida, non me ne sono nemmeno accorta. Ho capito solo troppo tardi cosa era successo. E ancora, anche di fronte all’evidenza il cuore non ne ha voluto sapere di frenare la caduta. Ha continuato a volare, chissà sperando cosa… forse che sarebbe piovuta dal cielo una corda a cui aggrapparsi. Ma non siamo nei film, cuore mio. Le corde non appaiono dal nulla e una caduta così forte non si ferma da sola. Mi dispiace tanto, però, davvero. Io non avrei voluto ridurti così. Non volevo, credimi. Ma la testa non mi ha aiutata e tu sei stato il primo a farti male. Scusami. Adesso però promettimi che basta. Che è finita. Che ci arrendiamo davvero. Fammi questa promessa perché non posso più vederti arrampicare sul precipizio, per poi prendere la rincorsa e buttarti giù. Non verrà nessuno, cuore. Non verrà nessuno a salvarti se non ti salvi tu. E tu, testa… non ho nemmeno le parole per dirti quanto mi hai delusa. Fatico a riconoscerti. Non eravamo così una volta. Vuoi davvero farmi credere che, con la sua pazzia, il cuore ti abbia corrotto? Vuoi davvero dirmi che non è rimasto più un briciolo di autoconservazione ad aiutarci? Mi chiedo come sia possibile che ti sia ridotta così. Perché dal cuore me lo aspettavo, è un bambino ingenuo e capriccioso, così grande ma così delicato che non ha nemmeno idea del male che si può fare anche solo raccogliendo un fiore. Ma tu? Tu che sapevi giudicare benissimo gli altri, che sapevi sempre cosa dire, che non tacevi mai, nemmeno di notte. Cosa ti è successo? Perché hai improvvisamente smesso di parlare quando era il tempo di avvisarmi, di mostrarmi cosa stava succedendo? E adesso? Adesso che servi più che mai, con il cuore a terra e ormai incapace di rialzarsi, adesso dove sei? Perchè ti cerco e non ti trovo, non ti vedo da nessuna parte e ormai ti chiamo da giorni e giorni. È rimasto solo il dolore a farmi compagnia. Il cuore è ferito gravemente, non sente nulla e non vede nulla se non ciò verso cui ha corso per tanto tempo. La testa se ne è andata a nascondersi chissà dove, forse per la vergogna di essersi lasciata ingannare dal cuore.
Ora so che non verrà nessuno a salvarci.
Lascerò al cuore il tempo di risanare le ferite.
E aspetterò con pazienza che la testa torni a casa.
Ma per favore, non farmi aspettare troppo.
Qui da soli non si sta bene.
Perché so che quando tornerai, andrà tutto a posto.

Ti aspetto con pazienza.

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