Fotografia

Una testa, un volto.

Pari nelle differenze. Steve McCurry.

Bologna è sempre una buona idea. Bologna è una cura, un’amica e un luogo capace di accogliere tutti, senza distinzioni. Nessun luogo più adatto, dunque, di Bologna per ospitare la mostra fotografica di Steve McCurry dal titolo assai provocatorio Una testa, un volto pari nelle differenze. Nella cornice affascinante e potente di Palazzo d’Accursio, dal 30 novembre 2018 al 06 gennaio 2019, è possibile assistere ad una mostra interessante non soltanto perché parliamo di una delle voci più autorevoli della fotografia contemporanea, ma anche fondamentale per il contesto storico in cui siamo immersi e per il messaggio pungente e puntuale che lascia nei cuori dei fruitori.

Prima di entrare si legge, infatti, che «PARI NELLE DIFFERENZE è il monito di un presente, ventre del futuro, in cui tutelare la molteplicità di espressioni, di visioni e di culture che sono CULTURA. La cultura cerca di salvare il nostro “restare umani”. E poi ci sono i colori che quando uniti diventano arcobaleno.»

Superato il primo pannello introduttivo, lo spettatore si trova immerso in uno spazio buio: è circondato dalle pareti ricche di affreschi e, davanti a lui, le foto illuminate sono le protagoniste. Gli occhi delle persone colte dal fotografo, nello specifico, osservano chiunque sia nelle due sale, nessuno escluso. Tutte le fotografie sembrano legate fra loro da un’installazione che ricorda i rami di un albero o gli intrecci preziosi di un nido.

Culture, colori diversi, occhi profondi e pensierosi, si tengono per mano. Con più attenzione si trovano degli schermi nei quali, a ripetizione, in bianco e nero, giovani di ogni età e cultura espongono temi relativi all’integrazione, all’abbattimento dei confini, dei limiti, dei generi. Dietro questi schermi ci sono degli specchi. Ed è in questi specchi e nel semplice atto dello specchiarsi che il fruitore stesso diventa parte dell’idea di McCurry, diventa quel volto, quella testa pari alle altre nelle differenze e nella cultura. Uno sguardo più attento, poi, può notare come l’installazione illumini anche alcuni volti degli affreschi sulle pareti. Volti ritratti e di altre epoche, segno di gusti artistici e di una storia già scritta, ma comunque parte del nostro essere.
Passato, presente e futuro insieme.

La città di Bologna non è, inoltre, soltanto sfondo, ma si mostra in dialogo con queste foto e sembra sporgersi dalle vetrate per entrare e farsi volto fra i volti. Tutto in perfetta armonia.

Mostra consigliata assolutamente perché le foto di McCurry, quegli occhi, quei volti, colpiscono e penetrano nel profondo raccontando storie che meritano di essere ascoltate.

Ancora per la prima settimana di gennaio è possibile iniziare il 2019 con quelli che sono i colori della vita. Le diversità che nelle loro sfumature formano un arcobaleno di riflessioni e di sensazioni.

Se non siete mai passati da Bologna il biglietto (10 euro intero, 8 euro per i soci coop, 5 euro ridotto dal 12 ai 18 anni) permette anche di visitare le Collezioni Comunali d’Arte e la Sala Farnese. Consiglio, inoltre, di soffermarsi sulla mostra retrospettiva, ad entrata libera, promossa dall’associazione culturale Bologna per la Arti e dedicata all’artista bolognese Giovanni Paolo Bedini (Bologna 1844-1924).

 Concludo con un ultimo consiglio che, anche se non legato alla fotografia, penso possa essere interessante per chi ha deciso di scoprire Bologna in queste vacanze, o ha improvvisamente voglia di farci un salto. Fino al 3 marzo 2019 al Museo Civico Archeologico di Bologna è possibile visitare la mostra HOKUSAI HIROSHIGE: Oltre l’Onda. Penso che questa mostra (a cui dedicare almeno due ore di tempo) sia perfetta da abbinare alla visita di McCurry (che richiede non più di un’oretta).

Vi lascio con un’altra riflessione, trovata nel pannello introduttivo alla mostra, che penso sia un bellissimo messaggio per iniziare un 2019 pieno di amore, di speranza, di gioia e, soprattutto, di voglia di vivere la vita a colori senza confini e senza muri.

Occhi che ci parlano e voci che ci vedono, senza lasciare indietro nessuno, neanche Noi stessi che specchiandoci tra quei volti diventiamo parte integrante del racconto. Noi. Unici nell’essere diversi, unici nell’essere uguali. Il colore della vita. PARI NELLE DIFFERENZE, l’opportunità per dare un domani anche al futuro. Cooperando.

Seguono alcune foto della mostra.

Foto scattata da Martina Sorci all’interno della mostra
by Martina Sorci
by Martina Sorci

 

Articolo di Martina Sorci, responsabile della rubrica fotografia e racconto.

 

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