Recensione libro

“Sull’amore” di Charles Bukowsky

Francesco Liberti

Leggere l’antologia di poesie intitolata “Sull’amore” di Charles Bukowsky è come entrare in un sipario chiuso a fine spettacolo, continuare ad ascoltare gli attori declamanti in stile Commedia Pirandelliana: “ovverossia percepire la realtà dentro la reatà!”

E/o immergersi in un nucleo poetico- evocativo dove l’autore si smaschera della sua doppia identità di maschio-sciupafemmine, parafrasando quello che disse Fernanda Pivano nella sua intervista a Bukowsky, scrisse di lui: <<La personalità più fragile nella storia della letteratura americana>>.

Sentimentalismo e relativismo, amicizia e riconoscenza verso l’autore che l’ha lanciato liberandolo dalla schiavitù delle fabbriche e l’idolatria con cui vede crescere sua figlia Marina, fanno di Bukowsky un poeta, sì underground, ma anche un leone ferito dalle storie sentimentali andate male, il suo rifiuto di vivere una vita borghese, completamente esente dai contenuti della vita borghese, e il bisogno di trovare una compagna ideale (che poi sarà Linda Lee, l’ulltima moglie, attuale depositaria dei diritti d’autore delle opere di Bukowsky).

Quest’antologia raccoglie il meglio, la sostanza di un pensiero trasgressivo e sentimentale onnipresente, relegando al lettore l’integrità e la purezza della sua ultima musa Linda Lee King.

Recensione di Francesco Liberti

fermatomi alla luce/vidi una macchina che mi veniva in contro/le luci/la guida/il silenzio/quella luce era mia moglie/ e il resto lo riportai/svegliandomi col mio gatto randagio davanti alla mia macchina da scrivere.

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