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I RACCONTI DI CHARLES BUKOWSKY

Francesco Liberti

“NIENTE  CANZONI D’AMORE”

(CHARLES BUKOWSKY 21 RACCONTI).

 

Nella raccolta di racconti intitolata NIENTE CANZONI D’AMORE, di Charles Bukowsky, il randagismo dell’autore, il ribellarsi sia contro la cultura del sistema americano, sia con la controcultura americana degli anni ’60, ’70, ne fanno una voce raggiante, una penna autobiografica graffiante e a tratti autolesionisti che controbilanciano la prosa eccellente dei 21 racconti: concernenti di storie di super-affollati ippodromi come “reclutatore e serbatoio dell’umanità degradata e in cerca di una possibilità di riscatto sociale!”, come in “Azione”e/ o “Il mondo dello spettacolo dove il tragico mondo di un comico che nell’arco di un anno non fa più ridere si identificherà con la decadenza della città di Las Vegas e con la resurrezione dei casinò e degli artisti migliori di Atlantic city. In “Azione” vincono i prodotti dell’alienazione, il giocare sistemi diversi al botteghino correlati con la bravura o la mancanza di talento dei fantini e sul racconto delle proprie vite sentimentali, delle proprie introspezioni.

Bukowsky sa di essere “scabroso e surreale”, “anti-patriottico e anti-sociale”, “preveggente nella sopravvivenza fra le fabbriche e luminare nel campo della poesia e della prosa”, ma fa un uso accurato della struttura di un linguaggio destrutturato compensato dai suoi maestri: Turgenev, Dostoevskij, Hemingway che lui chiamò fraternamente “il vecchio Hem”, Antonin Artaud, Camus e soprattutto quello che fu da sempre il suo ispiratore e il suo “maestro”, Jhon Fante.

Tutti grazie a Bukowski conoscono la storia di Jhon Fante, di questo scrittore italo-americano che si affermò negli anni ’30 e dopo quest’epoca cadde nel dimenticatoio fino agli anni ’70 quando Bukowsky prima ne studiò tutta l’opera, poi la fece ristampare proprio da quegli editori che lo lanciarono: Jhon e sua moglie Louise Webb della Black Sparrow Press e lo fece riscoprire al grande pubblico.

Fante viene citato spesso in “Niente canzoni d’amore” dove i racconti “Azione” e “Volare senz’ali”, proiettano le loro strutture linguistiche nel vero universo di Bukowsky, quello della gran letteratura avvenuta dopo una attenta lettura e interpretazione delle fonti classiche, dello stile del campione e del genio anticipatore di tempi che sapeva sdoppiarsi anche commercialmente oltrechè esistenzialmente: usando:<<Lo studioso e l’intellettuale come contenuto nella pagina di prosa-versi>> e <<l’ubriacone e lo sciupafemmine come forma e metamorfosi di un personaggio eclettico che stava attento alle forme che assumeva anche quando si trattava di raccontare le risse fuori dai bar, fino al clown sociale che giganteggiava ai reading di poesia nei campi universitari declamando i propri versi tra gli applausi del pubblico di studenti e una buona bottiglia di vino rosso in mano.

Articolo con la firma di Francesco Liberti.

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