Recensione libro

Poesie d’amore di Federico Garcia Lorca

Francesco Liberti

POESIE D’AMORE(LORCA) di Francesco Liberti

 Poesie d’amore di Federico Garcia Lorca si configura come un canzoniere dove l’amore e non soltanto l’amore come condizione umana viene assunto, finalizzato a orientare il lettore non verso l’erotismo che è parte secondaria nella visione e versione totalizzante di Lorca, che investe tutta la sua immersione tra i suoi fantasmi logoranti interiori, le realtà conferitagli dal suo immaginario sono la sua poesia che si traducono nei suoi meccanismi funzionali poetico-letterari e/o poetico-evocativi.

Il poeta va sublimando sagome, forme, e identità campestri, storiche, multidisciplinari, quadri di vita iperreali: di donne da sedurre e che non seducono, principesse abbandonate, l’innocenza e la trasparenza dei bambini non percepita con la dimensione e la schermatura della fiaba, fanciulle che raccolgono tesori di olive, giochi di ventaglio che ingannano le attese dell’amore e che fanno girare a vuoto corteggiamenti senza esito.
La dimensione occulta di Federico Garcia Lorca è sempre in rapporto con l’universo poetico che avvolge l’attività metafisica del poeta.
Il suo tremore ossessivo dato  dalle tenebre del disamore che rabbuiavano il sospiro della speranza e rendeva la dimensione umana di Lorca, di una solitudine inesausta, titanica, invalicabile, in rotta verso un abisso incluso nella coscienza senza radici, che potessero riconciliarlo con la salvezza dell’animo, che metteva a repentaglio d’insicurezze le sue ansie d’amore, con cui contrastava il suo sospirato e tormentato carmen (canto) d’amore, che aveva una valenza terapeutica e scaccia crisi.

Nella poesia Serenata i passaggi della Natura Interiore del poeta riducono la scenografia del paesaggio a rimembranze oniriche “in una notte cantando sopra quei ponti di marzo”
<<Dal libro de poemas: primo libro di versi del 1921>>, il tempo e la morte coi loro artigli crudeli tentano di infrangere il pensiero e/o l’anelito della bellezza come mondo altro di possibile perfezione della bontà.

Figure inconscie e conscie sincronizzate dal tempo della letteratura mondiale stessa che produce archetipi come Cirano de Bergeraque che ama per interposta persona/non riconosciuto in amore, amante disperato/, e frustrato da una vita di continui doppioni col suo alter ego Cristiano/, o come Don Chisciotte sospinto dall’amore invisibile, visionario e deformato per la sua Dulcinea e quindi umanamente circoscritto nelle sue dure visioni-ossessioni patologiche, sono figure involontarie che navigano nella visione inconscia e nel repertorio delle forme del canzoniere, sistema funzionale poetico/evocativo, appartenente alle cose terrene e ai sogni di veglia e ai tormenti di Lorca. In Elegia l’immagine dominante è la femmina Andalusa che brucia di vividi colori nelle sue facoltà lontane, gitane e imprendibili.

Mentre “in De Primez Romancero GITANO (1928)”, contiene <<Romanza della Pena Nera>>, dove la femmina gitana della solitudine e della pena/ si avvia più veloce della notte del monte, mentre i galli col loro becchettio annunciano sovente l’alba. L’immaginario poetico si arricchisce di metafore multiple: attese aspre come il limone della sterilità/ e pena nera tra gli olivi. La morte smascherata cavalca un cavallo passeggero/il cui scudiero è senza testa/ ma si difende con la sua intemperanza.

Chi comprerebbe da me
Questo nastrino che ho
E questa tristezza di filo
Bianco, per fare fazzoletti?

Ahi, quanto mi costa
Amarti come ti amo!

Poesia di F. G. Lorca

Articolo di Francesco Liberti

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