Music Delay

Ascoltare, non sentire

Simona Iannotti

Quando mi è stato consigliato di scrivere questo articolo, sono stata investita da tutto l’entusiasmo che parlare di musica mi ha sempre trasmesso. Perché in un mondo in cui si è disabituati all’ascolto, c’è la necessità di riavvicinare non solo le nuove generazioni, ma anche coloro che, pur essendo cresciuti prima della diffusione della iper tecnologia, hanno perso il gusto della scoperta. Oggi si ha timore di ascoltare i passanti che si avvicinano per chiedere informazioni. Si ha timore di ascoltare chi ha colore di pelle diverso dal nostro. E così si è persa la pazienza di aprirsi agli stimoli provenienti dall’esterno. A proposito di questo, vorrei effettuare un salto di 50 anni, e approdare nell’estate del 1969, l’anno del festival di Woodstock. L’anno delle rivolte studentesche, della rivoluzione musicale. L’anno in cui Hendrix compariva tra le star che si sono passate il testimone sul palco di quella manifestazione partita come azzardo nella costa orientale degli Stati Uniti d’America, e travolto i giovani cuori di tutto il mondo. Giovani che conobbero la guerra del Vietnam, truce e devastante, contro la quale hanno protestato anche John Lennon e la sua dolce metà Yoko Ono. Tutto questo perché si avevano le orecchie sintonizzate sulle vibrazioni di un mondo che stava cambiando. Perché si era presenti e coinvolti, e la musica faceva da intermediario. E che intermediario. La musica stava diventando il mezzo più accessibile e popolare che esistesse. Quegli anni sono stati la consacrazione di album e band che oggi fanno parte di quegli artisti imprescindibili se si vuole conoscere i suoni che vengono realizzati oggi. Il decennio dal 1960 fino a tutta la durata dei 70, hanno rappresentato la voce di un movimento giovanile vivo, combattivo, e assolutamente pacifista che, voleva l’annientarsi delle armi, della violenza, e delle guerre al fine di imporre una supremazia di potenza. Anni in cui gli album erano Vinili, e per ascoltare la propria traccia preferita, si doveva obbligatoriamente aspettare tutte quelle incise prima, così da sviluppare l’abitudine all’ascolto, alla pazienza, ma soprattutto alla sensibilità verso la creatività. Tornando ai giorni nostri, cinquant’anni dopo, si può con piena consapevolezza asserire che tutto questo è andato perso con l’avvento e la diffusione e la fruibilità, sempre maggiore, di brani musicali in streaming. Varie piattaforme di download come Spotify, Itunes, o i siti di pirateria che supportano lo scomparire del diritto d’autore, e cosi il rispetto del lavoro che esiste, speso e dedito alla pubblicazione di un lavoro discografico. Ponendo così le basi per la nuova generazione, di fare si parte di cambiamenti epocali, come può essere l’incremento della tecnologia via via sempre più avanzata, ma anche di una che non conosce la magia e lo stupore di ritrovare se stessa nelle sonorità di una band piuttosto che di un’altra.

Articolo con la firma di Simona Iannotti, curatrice della rubrica musicale: Music Delay, enjoy

Rating: 5.0/5. From 5 votes.
Please wait...
Tags
Mostra di più

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Adblock rilevato

Per favore supportaci disattivando il tuo blocco di annunci