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Federico Fellini

Francesco LIberti

CHARLIE CHAPLIN E’ STATO UN PROFETA, UN SACERDOTE, UN  POETA (F. Fellini)

Nel testo “FARE UN FILM”, Federico Fellini gioca il suo rapporto strutturale prima con i ricordi della città di Rimini, le stagioni balneari, il Grand Hotel, dove d’inverno semiabbandonato giocava col compagno Titta e poi affronta la sua personale rivincita nella fuoriuscita dalla provincia entrando a Roma e varcando i confini del macrocosmo di Cinecittà.

Alcuni produttori americani con l’idea che lo avrebbero ben remunerato gli proposero di metterlo sotto contratto per fargli girare un film in India, Tibet e Brasile basato sul folclore locale e sulle religioni popolari e Fellini a prima acchito rispondeva “in un primo momento di si!”, <<ben sapendo che non si sarebbe mai spostato dal triangolo Roma-Ostia-Viterbo>>.

Dopo aver letto un saggio illuminante di Neuman sulla creatività o meglio <<sul tipo creativo!>>, Fellini definisce il creativo come colui che si colloca tra i canoni consolatori, confortanti dalla cultura cosciente e dall’inconscio, “il magma originario”, “il buio, la notte, il fondo del mare”.

Sono questa vocazione, questa medianità a fare il creativo!.

Con questa tipologia di creatività Fellini era in grado di allarmarsi ai limiti della sceneggiatura se paragonata all’insieme delle immagini spesso deformi che nascevano nella sua testa per “FARE UN FILM”, spesso faceva fotografare un figurante decine di volte e non perché lo dovesse scegliere per interpretare una piccola parte, ma semplicemente perché gli piacevano il tipo di occhiali che indossava.

La stessa scaltrezza Fellini la mostrò osservando crescere Giulietta Masina sua moglie nei personaggi carismatici di “Le notti di Cabiria” e “di Gelsomina della Strada”, nel momento in cui Giulietta litigava coi truccatori, Fellini si accorgeva che in quel modo “il suo personaggio stesse venendo fuori”, “la maieutica felliniana”, <<l’arte di cavar fuori!>> derivava proprio da questa estrema, ossessiva, concisa valutazione della fertilità mentale  e dello studio antropologico del comportamento umano.

Dal punto di vista parapsicologico Fellini ebbe un’intensa amicizia con Gustavo Rol, un uomo illuminato che seppur abitato da forze straordinarie che lui soleva chiamare “possibilità”, <<era riuscito a conservare una sua individualità, una sua normalità pur facendo fenomeni parapsicologici eccezionali, Rol credeva in una filosofia la cui teoria era basata sull’assioma dello spirito intelligente, <<una carta segnaletica in cui fossero concentrati tutti i tratti distintivi dell’individuo operante sulla terra>> e che sincronicamente erano in contatto con la realtà akaschika di cui fu grande studioso Rudolf Steiner. “La realtà akascika” era il grande contenitore, la realtà definita come archivio universale delle esistenze passate, presenti e future dell’individuo, un mondo parallelo dove erano inserite tutte le registrazioni dei frammenti di vita vissuti dall’individuo e dalle sue individualità.

L’amore di Fellini per i clown è risaputo, dal Dizionario Alfredo Panzini moderno <<clown>> voce inglese pronuncia (claon) che vuole dire “rustico, rozzo, goffo, creatura asessuata e multiforme” suddivisa nelle tipologie del Claown Bianco e nell’Augusto, <<il primo esprimeva l’eleganza, la grazia, l’armonia, l’intelligenza, la lucidità, il secondo la ribellione, la sregolatezza,l’anticonformismo,

la rivalsa estrema sul compagno d’arte.

 

di Francesco Liberti

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