Music Delay

QUEEN

Simona Iannotti

Royal Rhapsody
Si è parlato tanto negli ultimi mesi del film Bohemian Rhapody, che a gennaio scorso (2019) si è aggiudicato ben quattro Oscar e una candidatura al premio cinematografico più prestigioso.

Ma quanto, in realtà, si sa dei Queen?

Con l’articolo di questo mese vorrei raccontarvi la loro incredibile storia.
Come sono diventati una delle band più influenti degli anni Ottanta e come, ancora oggi, siano acclamati e conosciuti anche tra i più giovani.

La loro storia comincia in Inghilterra, come per la maggior parte delle band in quegli anni. Parliamo degli anni Settanta! Decade preziosa per il mondo discografico. Ricco di stimoli, di generi che impazzavano nelle classifiche.
Il Rock era al suo apice di successo e di diffusione, ma imperversava nell’aria il glam. Tutine aderenti, sberluccichi e scintillio da tutte le parti.
Sonorità altrettanto baluginose e accattivanti. Pensate da Sir Elton John o da David Bowie che divennero sempre più i manifesti del glam.
È in questo contesto fertile e in evoluzione, che comincia la storia dei nostri quattro protagonisti.

Brian May, classe 1947, colui che diventerà il chitarrista dai capelli ricci; sarà lui con un certo Tim Staffell a mettere su la prima band, dal nome Smile.

Affiggono un annuncio sulla bacheca universitaria dove conducono i loro studi, in cerca di un batterista.
A questo annuncio risponde un bad guy, biondo e bello dal tipico fascino britannico, dal nome Roger Taylor. Insieme scrivono canzoni che poi verranno riadattate e incise dai Queen. Ma prima che gli Smile si tramutino in Queen, manca la trasformazione di cui avevano bisogno per essere credibilmente una band. È Tim a introdurre Farrokh Bulsara agli Smile. Timido, spumeggiante, introverso ma carismatico. Prima di indossare i panni del frontman, era colui che regalava consigli alla band su come presentarsi sul palco, o come sviluppare al meglio delle possibilità per le canzoni.

Fu così che Tim decise di farsi da parte per lasciare il posto a Farrokh che nel frattempo cambia il suo nome in Freddie. Il quarto uomo sale a bordo con la stessa modalità con la quale è stato reclutato Roger, tramite un annuncio. Ad arrivare, però, è un tecnico del suono, John Deacon dall’aspetto poco avvenente, ma si sa, i bassisti nascondono un senso del ritmo fuori dal comune e competenze tecniche sbalorditive.

Nel 73 esce il primo disco a nome Queen, identificazione con la quale la band ha voluto da subito contraddistinguersi. Chiamarsi Queen, nella culla della regina più popolare del mondo non poteva essere che un affronto a testa alta. Provocatorio e scandaloso, esattamente come la loro musica, nei primi anni ancora acerba ma con un potenziale percepibile ad un primo ascolto.
Seguono a questo, gli altri due album, Queen 2 e Sheer Heart Attack entrambi del 74.
Dischi nei quali tutti e quattro mettono alla prova le proprie qualità da songwriter, difatti ci sono già canzoni che portano la firma di tutti, nessuno escluso. La svolta arriva nel 1975.
Anno cruciale per l’armata regale, che presenta al mondo un disco che li consacra nell’olimpo;

A night at the Opera. Una notte all’opera ♫ https://www.youtube.com/watch?v=jYj_LkJqb10&list=PL-bkXQhNbE3q4LZVJCoSS43xq-G9awZ-H
L’invito giunge dal titolo: sedetevi sulle poltrone rosse e confortevoli e godetevi sto sound!
Parlando da grande fan, il mio preferito in assoluto. Sono sul confine tra hard rock (di quello dei più sporchi) e musica da camera del tipo da parrucca alla Mozart. La particolarità, che tengo a sottolineare di questo disco, è che si è ricorso a strumenti inusuali per una rock band come la loro.
Freddie suona la chitarra acustica in Love of my life e in 39.
Nella traccia numero 10, Brian con la sua Red Special, chitarra unica al mondo poiché costruita di sana pianta da lui stesso con l’aiuto del padre, replica i suoni di un’orchestra del Sud degli Stati Uniti.
Ma la ciliegina di questo disco, la troviamo infondo. Quando si pensa di aver raggiunto la fine, la conclusione…. una chiosa pentagrammata, ecco che c’è il colpo di coda, l’attacco creativo.

Bohemian Rhapsody! ♫ https://www.youtube.com/watch?v=fJ9rUzIMcZQ

Non ha bisogno di presentazioni.Progressista, inusuale, sei minuti e oltre di canzone. Totalmente ideata da Freddie. Voce, basso, batteria e cori, mentre l’assolo di chitarra è stato composto dal nostro Brian.
Gli altri si sono limitati a incidere senza sapere come sarebbero stati utilizzati gli effetti e gli arrangiamenti.
Il successo fu clamoroso! Senza tempo!
Il testo resta ermetico, imbastito dall’interludio, in cui vengono citati nomi affabili a chi mastica l’opera. Figaro dal Barbiere di Siviglia, Scaramouche, maschera della commedia dell’arte. Per poi sfociare in un pezzo tremendamente hard.

La loro carriera prosegue per i successivi 17 anni e ulteriori 10 dischi in studio con Freddie, ma anche dopo la sua compianta scomparsa resta uno di quei gruppi che se sbatti le mani, sai benissimo che ti riferisci a We will Rock You. ♫ https://www.youtube.com/watch?v=-tJYN-eG1zk
Ed è questo a mio avviso il grande potere della loro musica; sentirti parte di qualcosa di grande e immenso.
Sono stati la colonna sonora della mia adolescenza e non solo, e per questo non li ringrazierò mai abbastanza,

We will be always the champions!

 

 

Articolo con la firma di Simona Iannotti, curatrice della rubrica musicale.

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