GialloRacconto Breve

La stazione

Marta Scattolin

– Saprebbe mica dirmi che ore sono?
– Le 22 circa.
– Oh grazie, vede ho lasciato l’orologio a casa e sto aspettando il prossimo treno. Dovrebbe arrivare a breve.
– Non si preoccupi.
– Fa freschetto, però.
– Eh si.
– Non avrebbe mica un accendino? Ho una voglia matta di fumare. Ecco, sì grazie. E lei non fuma?
– Non ne ho molta voglia ora.
– È un uomo di poche parole lei.
– Può darsi.
– Ha un viso strano, però. Sì. Ha gli occhi profondi. È un musicista?
– E come fa a saperlo?
– Oh, accidenti. Vecchia son vecchia, ma non ho perso il colpo.
– Da cosa lo ha capito?
– Pff, non l’ho capito. L’ho sentito. Si sente da chilometri che lei suona. La tromba. Suona la tromba.
– Il sassofono veramente.
– Behn siamo lì. E brava vecchia.
– Ma come ha fatto?
– Semplice. Sono una strega.
– Ahah, simpatica. No, sul serio. Come ha fatto.
– Ma glielo ho appena detto! Sono una strega. Con la s maiuscola anche. Come me non ce ne son più.
– La smetta. Mi ha visto suonare a qualche concerto?
– Ma si figuri.
– Mi ha sentito parlare del mio lavoro con qualcuno allora.
– No di certo.
– Oh, la smetta di prendermi in giro.
– Ma chi la prende in giro. Io le ho detto la verità. Se non ci crede, affar suo. Sa, dovrebbe smetterla di essere così scettico. Non le fa bene alla salute.
– Io non sono scettico. Credo a quel che vedo. E sto benissimo.
– Mah io non direi…quel problemino al ginocchio? È un annetto ormai che tiriamo avanti. E la gastrite? Ahi.
– Lei…come lo sa?
– E avanti! Allora non vuol mica capire.
– No. Adesso lei mi dice subito come fa a sapere del mio ginocchio.
– E non so solo quello…
– E cosa saprebbe allora?
– Beh. So tutto.
– …
– Sì, so anche quello.
– Se ne vada. È una cialtrona. Una delinquente.
– Oh, non si scaldi tanto signorino. Ha una bella faccia tosta a starsene qui come se non fosse nulla.
– Se ne vada, ho detto.
– Povera piccola Lucilla. Povera piccola.
L’uomo impallidì.
– Vedo che inizia a credermi.
– Cosa sa di Lucilla?
– Oh, ragazzo. Adesso lo vuole sapere eh?
– Sì.
– So tutto. So cosa le ha fatto due anni fa, la sera della vigilia di Natale. So che lama ha usato. So che è nascosta ancora nel bosco, assieme ai suoi resti che nemmeno gli animali sono riusciti a trovare. So chi è lei. So cosa ha fatto. Lo sento, lo vedo ragazzo. E tutta quella rabbia è ancora lì, nascosta nel fondo dell’animo, sempre più in fondo, ma pronta a esplodere di nuovo, in un istante. Attento ragazzo.

La donna si alzò improvvisamente. L’altoparlante della stazione aveva annunciato l’arrivo del treno. Anche l’uomo si alzò. Prese la valigia e si avvicinò alla vecchia signora. Lei si girò, gli sorrise.
– So anche questo.
Fu l’ultima cosa che disse.
L’uomo l’aveva spinta. Un colpo secco, veloce e preciso. La donna non aveva opposto resistenza, non aveva chiuso gli occhi mentre cadeva sulle rotaie divorate dal treno. Aveva sorriso.

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