Racconto Breve

Piombo

Cristina Biolcati

Sono confuse, le voci. La ragazzina tende l’orecchio. Emerge dal torpore e prende a sperare. Non si sta sbagliando. Non questa volta. È lui, è papà. È in cucina che discute con la mamma: le sta dicendo che esce. Stavolta non le sfuggirà. Lei si prepara.

Scende dal letto, i piedi sulle mattonelle gelate. Di cercare le ciabatte non c’è il tempo. Bisogna correre ad aprire la finestra. La sua stanza è giusto all’estremità, proprio davanti al cancello. Papà non ha alcuna possibilità di dileguarsi. È la volta buona.

Forse sta andando a quella battuta di caccia alla volpe per cui loro hanno litigato. Adesso che l’autunno è arrivato e l’aria si è fatta più tersa. Ora che le luci si sono allungate, di riflesso sulle strade. E le foglie sono ingiallite. Anzi no, come dice sua sorella. Sono rosse, le foglie. Oppure marroni, o grigie.

Ma tutto questo la distoglie. Deve assolutamente dire a suo padre di non abbandonarla. Di passare più spesso a trovare la sua famiglia. Lui non deve più permettersi di stare via così a lungo.

La fronte è imperlata di sudore. La ragazzina fa fatica a muoversi. Gambe e braccia hanno assunto un enorme peso; le palpebre di piombo.

Eppure basterebbero pochi metri: la finestra è vicina. Aprire le imposte e sorprendere papà, mentre si allontana.

“Non andare, papà! Aspettami!”.

Le guance, rigate di pianto, non presagiscono nulla di buono. Anche l’inconscio sembra in allerta, mentre lei si trascina. Pensa di trascinarsi, crede di raggiungere la finestra.

Con uno sforzo immane, spalanca i battenti. Che scricchiolano, quasi volessero destarla. Tanto forte, da indurla a scrutare il giardino.

La macchina di papà non transita. Non ve ne è traccia, nei paraggi. Eppure lui sta per uscire.

Al suo posto, c’è sua sorella che la osserva con faccia sconsolata. Cosa fa laggiù, nel buio?

La pena che vede nei suoi occhi, le implode nel letto.

E stavolta la ragazzina si sveglia, ma per davvero. Vere sono le sue lacrime, nel letto, così come il senso d’abbandono.

La mente va all’incidente di caccia e a quel padre che più non vedrà.

La notte è ancora fonda. Magari adesso sognerà una volpe che si aggira per i campi, carezzati dalla luna.

E che, con occhi furbi, sorride alla vita.

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