Recensione libro

Cagliosa

Il degrado e la violenza che troppo spesso si esprimono nel calcio provinciale e dilettantistico sono meri epifenomeni di un disagio più profondo e diffuso, una cattiva disposizione che contamina vari individui marginali, frustrati o disperati, giovani o meno giovani che intendono lo sport come sfogo istintuale, occasione di rivalsa e sublimazione bellica.

Cagliosa di Giuseppe Franza, pubblicato da Ortica editrice (2019), è un libro singolare, divertente e aspro. In ogni pagina vengono a galla sentimenti e atteggiamenti polivalenti, quali componenti patologiche insite nell’uomo contemporaneo. Si dà molto spazio all’accidia e alla violenza dei disadattati, al rancore esistenziale, che quasi mai acquista i connotati di protesta o critica sociale. Ci si concentra sull’atmosfera peculiare della periferia, un vero e proprio destino, una condanna, che caratterizza i pensieri e i comportamenti dei personaggi, dei vinti avvezzi all’anarchia e allo sfruttamento, delle psicologie più vicine alle ragioni dello stato di natura (homo homini lupus) che a quelle della civiltà.

La storia racconta di un gruppo di calciatori svogliati e gretti, tesserati da una piccola squadra della provincia napoletana. Un campionato di dilettanti, dove ogni partita assomiglia a una battaglia e non si dà alcun peso alla sportività. Con una lingua mista, legata alle forme vive e crude del parlato dialettale, un napoletano contemporaneo, ipercontaminato, l’autore ci offre la cronaca di tutte le partite del torneo. La prosa è rapidissima e secca, animata da un umorismo acido e spesso deliberatamente scontroso. Si sottolineano tutti i difetti fisici, morali e strutturali dei personaggi, in un esausto rendiconto di malefatte, scorrettezze, errori e tradimenti. I calciatori sembrano più concentrati sull’umiliare, sfottere e far male l’avversario che sul vincerlo.

Vangò, il protagonista del romanzo, è l’unico tra i suoi compagni di squadra ad avvertire l’inutilità e lo squallore di tanta ferocia. La sua insoddisfazione parte dal calcio per allargarsi alla sua vita in famiglia, alla condizione del suo quartiere e al proprio posto nel mondo. Per vivere, Vangò ruba motorini per conto di un carrozziere. Questi gli chiede dei pezzi di ricambio, che Vangò si procura scassinando e rubando scooter incustoditi. Un lavoro del genere, il protagonista ne è cosciente, è però troppo rischioso e precario, specie per chi non gode della protezione del Sistema, ossia della Camorra. Per questo Vangò, complice una brutta esperienza professionale, cerca disperatamente di emanciparsi dalla sua vecchia vita, dalle cattive abitudini. Ci riuscirà attraverso uno sgradevole compromesso, con un altro tradimento.

Venerdì 11 gennaio, Giovanni Croce acchiappò la prima mazziata della sua carriera di mariuolo. Già da qualche giorno si era addonato di qualcosa di strano: si sentiva guardato. Aveva incrociato delle facce brutte, ma sempre diverse, pure alle sette di mattina, in tutti i posti dove di solito andava a cercare la materia senza particolari affanni. Aveva fiutato una mezza minaccia, ma non era stato sicuro di doversi pigliare pensiero. Di solito, presentiva chiaramente quel tipo di insidie. Col tempo aveva sviluppato una specie di superpotere che lo avvisava del pericolo in- combente, qualcosa di difficile da descrivere, tipo un brivido.

Cagliosa si mostra come un romanzo apparentemente facile, per contenuto e stile, ma nasconde un sottotesto pieno di riferimenti letterari più profondi e un tormento instrinseco che è forse un grido nichilistico di accusa contro l’abbandono delle periferie, l’angoscia di una generazione e il conflitto irrisolvibile tra coppie di concetti opposti: onestà e interesse, verità e inganno, rispetto e libertà, tradizioni e indipendenza. Il calcio, come spesso capita, diventa metafora eterna e onnicomprensiva, gioco in cui rivedere in azione le emozioni, le paure, i limiti e le speranze di persone perdute.

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