HorrorRacconto Breve

Incubo – კოშმარი

Lako

Fu terribile.
Quando aprii gli occhi intorno a me regnava il buio. Mi girai su me stesso tre quattro volte prima di capire che ero a letto, in camera, a casa mia. In quei brevi istanti tutto il mio essere era stato colto da una sensazione indescrivibile. In realtà le sensazioni erano tantissime, l’unica di queste a me nota era l’angoscia che tra l’altro era pure la sensazione meno terrificante delle altre, che mi sentivo dentro, dalle quali non riuscivo a liberarmene. Accesi la luce. Non cambiò nulla. Lo spirito di sopravvivenza iniziò, quindi, a venire a galla in quanto la mia mente stava totalmente andando alla deriva verso un precipizio. Dovevo assolutamente fare qualcosa per non perdere il lume della ragione in quella notte silenziosa in cui il mio Io stava per essere distrutto. Con la luce accesa e con ancora le sensazioni di prima, che erano rimaste immutate, mi alzai dal letto. All’epoca dormivo sempre in mutande e con una maglietta a maniche corte, persino nel periodo invernale. Quella notte era inverno purtroppo ed i soldi per pagarmi il riscaldamento mancavano da un anno e mezzo, motivo per cui la stanza in cui vivevo era gelida. Una volta alzatomi dal letto mi trovai mezzo nudo in contatto con il clima polare. Il corpo, che fino a quel momento si era scaldato con il proprio calore, gelò all’istante. Era come se alla Terra fosse stata tirata via l’atmosfera, i  raggi cosmici e quelli solari avrebbero distrutto ogni essere vivente. Una cosa simile, ma in miniatura, capitò a me. Tuttavia non persi la vita, semplicemente iniziai a tremare con brividi fortissimi che a fatica mi facevano stare in piedi. Intorno a me il pavimento di marmo gelido e spoglio. Nessuna sedia, nessun vestito, nessun armadio. In camera mia c’era solo un letto singolo con un materasso lercio e sul muro, in fondo, uno specchio che non rifletteva più nulla da anni. L’incubo che avevo appena fatto, per assurdo, continuava a svolgersi dentro di me e per quanto io fossi sveglio e vigile, sentivo l’angoscia, la disperazione e altre cose che mi urlavano dentro scannandosi l’un l’altra. Tutto questo veniva accolto dai miei poveri e tremanti muscoli. La porta! Decisi che mi sarei allontanato da quel posto anche perché non sapevo che altro fare. Ogni passo equivaleva a spaccarmi in due. Significava alzare un piede, lasciarlo libero nell’aria, in quel momento il sangue si sarebbe spinto nei vasi precedentemente chiusi dal freddo e avrebbe portato calore alla pianta del piede e appena questa si fosse per un centesimo di secondo riscaldata ecco che si sarebbe trovata nuovamente appoggiata al marmo di ghiaccio costringendo nuovamente i globuli rossi a scapparsene via in fretta e furia dal pavimento pericoloso. Questo sentimento corporeo al limite del dolore si univa alla restante esperienza demoniaca che stavo vivendo. Un incubo dentro all’incubo. Non ebbi modo di poter fare il terzo passo. Dopo i primi due il tutto fu insostenibile. Crollai a terra.
Mi trovarono tre giorni dopo morto congelato.
Prima di morire però mi ero procurato graffi con le unghie in tutto il corpo. Il viso era lacerato. Le palpebre erano state staccate lasciando i bulbi oculari scoperti, le labbra erano state strappate via e le guance quasi bucate. Così il collo, il petto, le gambe, le braccia, il torace, la pancia, la schiena, le cosce, i piedi… tutto. Tutto era stato fatto affinché quella disperazione che mi sentivo dentro potesse uscire fuori dal mio interno. Così non fu.. Ero morto dissanguato. Preda del mio incubo.
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