Racconto Breve

Matilde

Lucia Tradii

Quando Matilde lesse per la prima volta Piccole donne fu folgorata dal desiderio di scrivere anche lei un libro così bello, che parlasse di amore, di amicizia, di famiglia, ma anche di speranza, di coraggio, di ritrovare la strada giusta dopo averla smarrita. Il libro lo aveva trovato nella biblioteca di sua madre, aveva la copertina grossa, un po’ sfilacciata, con disegnato sopra un ritratto di quattro ragazzine che sembravano sbucate fuori da una pubblicità del Carosello. Le pagine erano già molto ingiallite, e ne mancavano alcune, e per questo motivo a Matilde non fu del tutto chiara una vicenda che sembrava avere come punto focale un guanto all’apparenza innocuo. Probabilmente Matilde lo lesse durante le vacanze estive, in un assolato e assai noioso pomeriggio, quando gli adulti erano a schiacciare un pisolino, e lei ancora non capiva cosa ci trovassero nel dormire durante quelle ore. Lo avrebbe capito più avanti, quando anche lei avrebbe cercato, in certi giorni disperatamente, un’ora o due di totale oblio. Nonostante la lettura svolta certamente durante la bella stagione, Matilde conservò sempre dentro di sé la sensazione di aver letto la storia delle sorelle March durante l’inverno, nel periodo natalizio, con la neve alta un metro fuori dalle finestre, con una cioccolata calda in mano e i piedi ben caldi appoggiati vicini a uno schioppettante camino, nonostante in casa sua non si accendesse più il camino da quando sua madre era ancora una fresca fanciulla. Inoltre, al tempo della lettura, Matilde aveva già diciassette anni compiuti, ma nella sua memoria si rivedeva come una bimbetta di tredici o al massimo quattordici anni, una via di mezzo tra le età delle sorelle. Un dettaglio che le rimase impresso fu che il personaggio di Laurie riceveva lezioni private e non andava a scuola. Negli anni difficili dell’adolescenza, Matilde se lo sarebbe sempre ricordato, e fra sé e sé pensava che sarebbe stato bello se anche lei avesse avuto quel tipo di istruzione, così, pensava, avrebbe condensato il momento dell’apprendimento in quelle uniche ore, e successivamente, non avendo compiti per casa, pensava, si sarebbe potuta dedicare agli svaghi che più la compiacevano. In questo modo non avrebbe conosciuto compagni di classe arroganti, falsi, violenti, per non parlare di certi professori che avrebbero dovuto dedicarsi a tutt’altro nella vita. Soprattutto un prof. in quarta superiore che sembrava proprio avercela con lei. Eppure, questo individuo, un giorno disse all’intera classe che diventare insegnante era un sogno che covava da quando anche lui era un semplice studente delle superiori. Questo ricordo riaffiorò nella mente di Matilde quella mattina di metà settembre, mentre fissava fuori dal finestrino del treno il paesaggio che cambiava veloce, ascoltando con le auricolari Highway to hell. Un lieve sorriso le fece salire un’estremità della bocca, facendo risaltare una fossetta. Le parve assurdo ripensare a quel professore proprio in un giorno così importante per lei. Ma ormai l’odore della madeleine aveva circondato Matilde, che si lasciò cullare da altri ricordi. Delicatamente la sua mente si aprì come una rosa che sboccia e rivide davanti agli occhi tutti gli insegnanti che aveva avuto durante la sua esperienza scolastica, dall’asilo all’università. Rivide anche sua madre con una gonna a fiori mentre la portava per mano verso l’entrata della scuola elementare. – Mamma, – le disse in un sussurro. Avrebbe voluto dirle “ho paura” oppure “non ce la faccio”, ma le parole le si spensero nel petto quando vide i ragazzi più grandi che già stavano entrando. Sua madre, che parve capirla all’istante, si abbassò su di lei e le baciò la testa piena di riccioli ribelli. – Coraggio, tesoro. Ricordati che cosa significa “Matilde”-. – Matilde significa guerriera – disse.
Quando infine scese dal treno si era accorta che la canzone che stava ascoltando era La vie en rose. Fece pochi passi e giunse davanti a un edificio. Lo guardò attentamente e quasi si spaventò quando ebbe l’illusione di vedere lungo le scale le sagome dei suoi vecchi amici delle superiori. Avrebbe tanto voluto che quel giorno ci fosse la neve, perché Jo March andava sempre a caccia di avventure anche con la neve alta, e da allora per Matilde la neve ha sempre significato coraggio ed avventura. Ma era impossibile che ci fosse in quel periodo dell’anno. Aspettò ancora un po’ finché non sentì il suono di una campanella e vide una marea di ragazzi affluire dentro l’edificio. – Matilde significa guerriera – si disse a voce alta, dandosi forza per il suo nuovo incarico. – Matilde significa guerriera – ripeté mentre saliva le scale due gradini alla volta perché nessuno pensasse che Matilde avesse paura.

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