Racconto Breve

Ciò che non si è saputo amare verrà amato da altri

Feda

PREMESSA: questo scritto è indirizzato a una persona reale. Come capirete dal testo non vi sono le condizioni affinché costui ne sappia i contenuti. Pertanto affido ad occhi sconosciuti la lettura in quanto, come fece dire Eschilo al suo Prometeo, “il racconto è dolore, ma anche il silenzio è dolore”. Buona lettura

Caro Lucio. È passato quasi un anno da quando ti avevo voluto rivedere. A giorni nascerà tuo figlio. Ultimamente questo pensiero mi fa piangere molto. Il confine era già stato segnato quando tu, tre mesi dopo il nostro incontro, hai consapevolmente deciso di fare questo bambino, con una donna che dicevi di non amare.
Mi domando se ora, a distanza di un anno, tu abbia riveduto i tuoi pensieri sull’amore. Un anno fa mi avevi definito la donna della tua vita e avevi preventivato di lasciare Myriam: “ci sono due motivi per cui puoi davvero accettare che un uomo ti lasci” avevi detto “uno è che quell’uomo è gay, l’altro è perché è tornata la donna della sua vita”. Io ci avevo riso su con noncuranza. Ero ancora la donna della tua vita e questo voleva dire che potevamo aspettare ancora. Tanto tu avresti avuto pazienza, ancora. Invece non ne hai avuta, non più. È pazienza aspettare qualcosa che non sai se arriverà mai?
Volendo parlare come piace a te, per metafore, potremmo pensare alla nostra storia come al dramma Aspettando Godot. Io e te stavamo aspettando il mio amore. Non so se ti sei mai reso conto che c’ero anche io ad attendere, lì con te. È più probabile abbia vissuto tutta la faccenda come un tuo lungo, assurdo ,monologo.
Ma a teatro il palco si spegne e ognuno a casa è libero di chiudere la storia come meglio sente. Tu com’è che la hai chiusa? Ma soprattutto: come hai potuto chiuderla??? Come????
Sarò onesta: il pensiero che tu, alla fine, avessi deciso per me, mi ha mandata in bestia. La notizia del tuo bambino mi è arrivata come una pugnalata. Inizialmente ho giustificato la mia rabbia come una delusione nei tuoi confronti “ti sei accontentato come gli altri” mi dicevo “ti sei dimostrato uguale a quelli che criticavamo” pensavo “banderuola di un uomo che non sei altro!”. Dopo di che le motivazioni del mio livore sono diventate il tuo ultimo tentativo di colpevolizzarmi per l’infelicità della tua vita. Le parole che avevi detto a Costanza sulla tua decisione “visto che un figlio lo voglio ma la donna che amo non lo vuole da me ho deciso di farlo con Myriam” risuonavano in me come una accusa.
Solo ora, con fatica, sto facendo luce sulla verità di me e della nostra storia e, per quanto a sentirla è amara come il fiele, merita di essere saputa. La prima e fondamentale delle verità è che non riesco ad amarmi. Non è un concetto facile da far passare perché non è un odio, una disistima di se stessi o del proprio corpo o delle proprie qualità. È una sorta di grado di separazione da sé , una distanza incolmabile tra me e me stessa. Questa distanza mi ha da sempre causato un odio viscerale verso chi mi ama. Verso te, verso mia madre, verso Marco, verso Lollo, persino verso il mio primo fidanzato. Provavo invidia per l’amore che gli altri avevan per me*.
L’altra verità è che tu sei stato l’unico uomo davvero importante per me in questi anni e ora ho la tremenda sensazione di aver perso l’occasione della mia vita. Ho sperato fosse tutta una macchinosa messa in scena da te con la collaborazione di Costanza quando lei mi diede la notizia, a giugno, che Myriam era incinta, ma così non era. È reale. Il tuo bambino sta arrivando. Ma non ci sono rimpianti o rimorsi ora per me. So di aver sbagliato in passato e posso chiederti scusa per questo. Ho dovuto lasciar andare il senso di colpa per tutte quelle volte che consapevolmente ti ho fatto un po’ morire dentro: quando eri qui sotto casa ad aspettarmi e io non ti ho aperto la porta. Tutti i baci respinti senza darti una spiegazione. Tutti i fiori che tu mi inviavi e ho voluto nascondere, la mia mancata risposta al tuo scritto inviatomi a novembre 2018. Eppure ora so, ne sono certa, che non c’è un’altra storia, un lieto fine, un corso diverso degli eventi. La somma dei piccoli passi e degli errori mi ha portato qui a scriverti questa lettera, che mai leggerai. Mi ha condotto ad allontanarmi da te per prendere consapevolezza della verità della mia vita. Grazie a questo, ora ho capito cosa provavo per te. Le parole non dette, le angosce, i disagi si sono diradati e il sentimento si è ridotto alla sua essenza. Purtroppo per noi questo era l’unico modo possibile. L’unico. In assoluto. Senza finali alternativi.
Proverò ad essere felice per te. Per la tua decisione. Come ci ha insegnato Chiara, al suo matrimonio, decidere è una parola che deriva dal latino, letteralmente significa “tagliare via”. Spero tu sia riuscito a tagliarmi via dal tuo cuore e che ora possa aprirti alla nuova vita senza fantasmi dal passato.
Per finire volevo spiegarti perché non ti manderò mai questa lettera: nella peggiore delle ipotesi potresti essere ancora innamorato di me. Nella peggiore delle ipotesi potresti non amarmi più.
Addio.
tua, Francesca.

* “Odi et amo. Qure id faciam, fartasse requiris.
Nescio, sed fieri sentio et execrucior”
Catullo

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Feda

Tutto quello che scrivo,di solito. finisce per schifarmi. Chissà che gli altri possano apprezzarlo più di quanto non faccia io

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