Racconto BreveRosa

Caos

Elisa

C’era qualcosa di strano nel modo che aveva di porsi nei miei confronti. Molte volte lo beccavo ad osservarmi e a sorridermi come nascondesse qualcosa: l’impronunciabilità di quel segreto rendeva tutto difficile e mi impediva di capire cosa pensasse.
Lui c’era e poi non c’era più, riempiva i vuoti con la sua presenza e poi li trasformava in voragini ancora più profonde, eppure, mi definivo indifferente a tutto ciò: vivevo bene anche senza la sua presenza.
Il suo modo di essere e di esserci mi confondeva le idee e faceva lavorare il mio cervello continuamente, senza mai dargli un momento di pausa.
I giorni passavano e faticavo a trovare risposte alle mie domande, proseguivo per la mia strada senza sentire quel profondo sentimento che potevo considerare amore, eppure era un chiodo fisso nella mia testa: un’immagine che si ripresentava in alcuni momenti, rapidamente, fugacemente e che scompariva senza lasciare tracce. Quel ragazzo era un segno indelebile sulla mia pelle, un tocco delicato capace di scolpirsi nel profondo, un turbine avvolgente di sospiri. Mi trovavo a cercare le sue mani nel buio, a scontrarmi con i suoi occhi nei miei sogni e a piangere liberamente per ciò che non possedevo più.
Mi affidavo a lui come fosse un’ancora di salvezza, un porto sicuro in cui approdare e lasciarmi andare e la cosa che più di tutte mi lasciava sorpresa era proprio la sua necessità di usare me come il suo porto sicuro: c’erano dettagli nei suoi tocchi, nei suoi sospiri, nel modo in cui posava la testa sul mio petto e in cui mi stringeva, a farmi sentire speciale.
Poi, tutto tornava come prima, nulla era chiaro, il nostro momento non esisteva più e tornavo a vivere la mia esistenza come non fosse successo un bel nulla. Mi chiedevo come fosse possibile aver un così disperato bisogno di una persona e scordarsi di questa in modo altrettanto rapido. C’era qualcosa di dannatamente strano, profondo e inspiegabile nei suoi gesti e nelle sue parole, a lasciarmi a bocca aperta, con la testa in continuo refresh.
Mi capitava di non parlarci per giorni e di non sentirne la necessità e poi, tutto d’un tratto, la sua presenza diventava qualcosa di fondamentale, così dannatamente importante.
Mi capitava di dimenticare l’odore della sua pelle e anche il suono della sua voce e, illusa, pensavo di scordarmi di lui. Bastava un niente per confondermi e la cosa mi faceva arrabbiare così tanto. Non era assolutamente giusto e, come ogni volta, mi ritrovavo seduta sul balcone, una sigaretta accesa fra le dita e la mente perduta in quella nebulosa di pensieri che era ormai parte di me.

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Elisa

Scrivo per liberare ciò che mi attanaglia l'anima.

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