Racconto Breve

Le croci

Lako

Il prete del mio paesino era solito fare gli scherzi ai fedeli. Spesso, quando qualcuno si presentava da lui per confessare i propri peccati, il sacerdote anziché dare le solite preghiere per assolverlo iniziava ad istigare ed a provocare il povero peccatore. Gli diceva che, in fondo, quello che aveva fatto era sì molto sbagliato ma non abbastanza grave da poter essere considerato meritevole dell’assoluzione da parte del Signore Dio Padre in persona.
I peccatori, che agli inizi erano soliti correre in chiesa non appena facevano la più piccola marachella, iniziarono a sentirsi spaesati. Inizialmente continuarono ad andare dal padre come il loro solito e vedendo che questo non assolveva più, in quanto, a detta sua, i peccati erano irrisori, ecco che i fedeli iniziarono a spazientirsi.
Il tutto diventò una specie di gioco al limite del sadismo. Un giorno una donna si presentò dicendo che aveva avuto un rapporto sessuale con il marito senza il fine di concepire un figlio. La signora aspettò le tre Ave Maria per tornarsene a casa con la coscienza limpida ma questo non successe. La settimana dopo, la stessa signora si ripresentó confessando che mentre faceva l’amore col marito aveva pensato al vicino di casa. Nemmeno questa volta il prete la benedisse. Allora, la signora il mese seguente tornó dichiarando con freddezza, persino fierezza, di essere stata a letto con il vicino di casa, il miglior amico del marito, il fratello del marito (cioè il cognato), il macellaio, il panettiere e addirittura con la perpetua dello stesso prete che doveva assolverla. Anche in questo caso il prete decise che non era abbastanza. Disperata la donna decise di togliersi la vita. Lo fece. Lei fu solo uno dei tanti esempi della marachella che il padre aveva messo in piedi. Il prete birichino.
Per non parlare poi di quel ragazzino di diciotto anni di cui tutti alla fine vennero a sapere. Si chiamava Andrej ed era, in fondo, anche un bravo ragazzetto il nostro Andrej. Alto, sveglio, furbetto ma con il cuore buono. Un giorno si presentò dall’abate e gli confessó, a pugni stretti e quasi in lacrime, che aveva rubato una saliera nella mensa della scuola. Il prete gli disse che questa era cosa di poco conto. L’avvenimento era insignificante per cui il Signore non poteva perdere tempo con simili ruberie. Allora, Andrej, che in cuore suo sentiva il peccato che iniziava a crescere, tornó, dopo sei giorni, riferendo di avere ucciso un vitello appena nato. Il suddetto vitello era, tra l’altro, l’unica forma di sostentamento per una famiglia di poveri disgraziati della tundra siberiana. Semplicemente, Andrej si era presentato al momento della nascita del vitellino e con un coltellino aveva iniziato a tagliargli la gola davanti ai sei piccoli figli del povero contadino che, sconvolto, assisteva alla scena. Andrej tentò di descrivere le urla disperate della famigliola che era stata condannata alla miseria con un gesto unico. Tutto inutile. Il parroco lo mandó via, anche questa volta, con i peccati ancora sporchi. Il ragazzo non si diede per vinto e una notte, di nascosto, in una via buia e poco trafficata, si mise ad aspettare il passaggio di qualcuno e, quando ciò accadde, gli saltó addosso uccidendolo di botte. Nessuno riuscì a capire chi fosse l’assassino. L’unico a saperlo era il prete che, anche questa volta, non assolse Andrej. Il ragazzo iniziò a perdere il lume della ragione. Il peccato iniziale, l’aver rubato la saliera, era il gesto che più continuava a pesare dentro di lui. L’uccisione  a sangue freddo, di quel vitello o di quell’uomo, non aveva nulla a che fare con il terribile gesto di mettersi in tasca la saliera come se nulla fosse. Il pensiero iniziò a tormentare Andrej giorno e notte. Passarono le settimane e persino i mesi. La sua mente iniziò a vacillare. Così accadde anche con le menti degli altri fedeli. Quelle piccole colpe, non lavate con l’acqua santa della preghiera, erano diventate macigni, in seguito al desiderio di poter essere perdonati da un Dio che non esisteva.Quindi Andrej, un giorno, si presentó nuovamente dal prete e, mentre quest’ultimo gli parlava, estrasse il coltello e glielo conficcó dritto dritto nella pancia. Fu in quell’istante che il prete gli disse: “Finalmente figliuolo, perché ci hai messo così tanto? Sei assolto. La tua colpa termina qui.” Andrej, ritto in piedi, con il corpo esanime del parroco sul pavimento, rimase fisso ad osservare quella croce di legno appesa al muro.
Intorno a lui, l’odore di incenso di quella chiesa ortodossa gli penetrava i polmoni che erano tornati a respirare.
Fine.
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