Racconto Breve

Gli adepti del Cemento Armato

Kenji Albani

Era una palude puzzolente e oscura e Michele era arrivato fin nel suo cuore rischiando la pelle. C’erano i demoni, i quali nessuno aveva mai visto, ma erano orribili, di questo tutti ne erano certi. Nella mente di Michele erano creature demoniache, simili ai diavoli dell’iconografia tradizionale. Secondo i colleghi erano invece satiri oppure rospi di esagerate dimensioni. Ognuno si era fatto la propria idea e c’erano state discussioni sul chi potesse avere ragione, ma nessuno era così incosciente dal volerlo scoprire. La palude ricopriva una buona parte del territorio e nei villaggi limitrofi, quando calava la nebbia, tutti si segnavano per poi chiudersi in casa. Nessuno voleva più uscire fin quando la nebbia non spariva perché i demoni sapevano essere invadenti e, quando le condizioni li favorivano, sbucavano dalle loro tane per cercare vittime, dato che nessuno era disposto ad accedere nel loro territorio. Ma quella spedizione di muratori aveva fatto quel che nessuno osava fare. Quando si erano avvicinati alla palude, molti li avevano avvertiti del pericolo, ma loro avevano una precisa missione. Tutti li consideravano dei pazzi suicidi e alcune donne erano scoppiate a piangere dicendo: “Non tornerete mai più indietro”. Adesso, Michele e gli altri erano nel cuore della palude e avevano iniziato a edificare un monastero. Sarebbe servito da base di transito per chi doveva attraversare la palude e i capi erano convinti che i demoni mai avrebbero osato penetrarvi per sfamarsi o fare quel che facevano agli sventurati che cadevano nelle loro grinfie.
Michele era un muratore e conosceva il cemento armato. Ma più perché era un adepto del Cemento Armato. Era una nuova tecnica di costruzione, che consisteva nell’inserire una robusta maglia di ferro e poi ricoprirla di cemento. Il cemento armato avrebbe resistito a ogni tranello che i demoni avrebbero ordito, il Cemento Armato sarebbe sopravvissuto.
Ogni sera, nell’accampamento, gli adepti abusavano di vino e birra e invocavano il dio Bacco perché li proteggesse dai demoni. Loro erano gli adepti del Cemento Armato, sarebbero sopravvissuti solo grazie al dio Bacco e all’alcol. I mesi trascorsero, nessuno scomparve e il monastero fu concluso. In un bel giorno d’estate, in mezzo all’umidità, arrivò una missione di monaci. Erano tutti vecchi e con le barbe. I monaci iniziarono a benedire il monastero, ma non appena quelle poche gocce di acqua santa sfiorarono le pareti, si sentì un brontolio e la costruzione collassò. Erano tutti costernati.
Nessuno si era fatto nulla, ma quell’evento non era lo stesso una buona cosa. Quei mesi di lavoro erano stati inutili.
I monaci si arrabbiarono e uno disse, indicando i cumuli di bottiglie vuote: «Siete per caso adepti del Cemento Armato?».
Tutti erano intimiditi, anche il capocantiere, ma il più giovane degli adepti disse: «Sì».
«Ah, ma voi siete dei pagani! Vi ubriacate in onore del dio Bacco e per questo motivo il rifugio che avete costruito non ha retto alla benedizione. Perché siete dei perfidi ubriaconi empi, nulla di meglio a confronto dei demoni di questa palude!».
Michele obiettò: «Ma se siamo sopravvissuti finora, è perché proprio ci ubriacavamo in onore del dio Bacco, così come prescrive la nostra setta. Se uno di noi non avesse bevuto fino all’eccedenza l’alcol, sarebbe stato di certo rapito dai demoni perché la protezione sarebbe mancata».
«Basta così. A quanto pare, è chiaro che questa palude rimarrà maledetta per sempre. Andiamo via, che è meglio».
Michele pensò che, seppur la breccia di Porta Pia fosse avvenuta da pochi anni, certa gente retrograda c’era pur sempre.

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