Racconto Breve

Quello che non puoi sapere

Selene

Mi guardo allo specchio. Sono io. Sono sempre io. Le perle all’orecchio, lo sguardo sfuggevole, il sorriso incerto.
Eppure non sono io.
Sono diventata un mostro. Un’arpia, una terribile megera, senza cuore o sentimenti.
Ormai ho perso il conto delle persone che ho ferito, offeso e umiliato.
Quante volte ho giocato? Quante volte ho finto? Nessuno se ne è mai accorto.

Sono uscita con Ivan per un mese. Quando mi ha portato i fiori, li ho lasciati nel tram.

Mark è stato più veloce. Alla terza settimana mi ha regalato un libro, che amavo follemente. Ho tenuto il libro, ho lasciato andare lui.

Damiano mi piaceva. Simpatico, carino, educato. Quando mi ha scritto una poesia gli ho detto che non lo volevo più vedere.

Antonio ha composto una canzone che parlava di me. Mi sono complimentata con lui, poi sono sparita dalla sua vita.

Giacomo, dopo due mesi, mi ha sussurrato un ti amo emozionato. La notte, le stelle, il mare. Era tutto magnifico. L’ho ringraziato e me sono andata, lasciandolo da solo sulla spiaggia.

Non mi tocca nulla. Non riesco più a sentirlo, capisci? Quel brivido che, dalla base del collo, corre veloce giù per la schiena. Quel movimento repentino e profondo che ti scombussola le viscere. Lo cerco nelle mani di ogni uomo: negli occhi del farmacista, negli zigomi alti del postino e nelle labbra legnose del giardiniere. Nulla. Non sento niente.
E gli altri, invece, sentono. Sentono le mie mani leggere e delicate sulla pelle. La lingua di seta, lo sguardo vellutato, il sospiro. Quel sospiro che nasconde ben altro…
Non sanno che mi odio e li odio. Che vorrei rubare le loro emozioni, perché io sono vuota. Non ho niente, non più. Non una carezza, un bacio, un tocco che mi faccia sentire qualcosa. Solo un vuoto che ferisce.
E questo perché ho il cuore rotto, credo. E mi si è rotto quando ti ho visto steso a terra, sull’asfalto bagnato: il volto tumefatto, gli occhi vitrei, la giacca che ti avevo regalato smembrata dall’impatto con quel dannato furgone. Mi si è rotto il cuore in quel preciso istante, lo so. L’ho sentito andare in mille pezzi, come vetro che, cadendo, si frantuma in milioni di minuscole schegge. Che ho lasciato lì. Su quella strada, assieme ai vetri del tuo parabrezza.

Non lo sapevi, vero?

Sono un vaso di vetro rotto che non sa più contenere nulla.

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